La ruota di una roulette
Commenti

La roulette americana

 

L’ansia generata dal cinico calcolo delle probabilità che governa il regolamento non scritto della roulette russa associata alla letalità insita nel proiettile o nei proiettili che albergano randomici nel tamburo della pistola ha fatto la fortuna di innumerevoli film che spesso hanno trasformato la barbarie delle guerre in suspense avvincente ed elettrizzante. Se la possibilità di vivere o morire è determinata dal caso, più proiettili ci sono più è alta la probabilità di morte, se il coraggio e la follia dei partecipanti vanno di pari passo con il numero dei proiettili, il meccanismo psicologico è basico e non suscettibile di variabili numeriche, visto che affonda nel principio fondamentale della tortura: non si ha il terrore di ciò che accade, ma della possibilità che possa accadere. Il problema in poche parole non è il proiettile, ma il grilletto.

Nella guerra che da tre anni caratterizza l’Europa e che l’occidente ha incessantemente finanziato e avallato in nome e per conto della democrazia e del diritto all’autodeterminazione dei popoli, il principio regolatore della tortura è pilastro senza alternativa. Il problema infatti non sta nell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, che al pari degli Usa di Musk e Trump si vuole grande, ma è insito nelle intenzioni (mai esplicitate) di Putin interpretate e riportate dall’Occidente democratico: l’Ucraina è solo il primo passo, se non si ferma subito Putin invaderà l’intera Europa. Le ragioni della guerra senza alternativa, del finanziamento esponenziale in armi di difesa, di attacco, di corto, medio e lungo raggio, dell’impellenza di un riarmo generalizzato del mondo intero a colpi di rialzi di percentuale di Pil, dell’impossibilità di sedersi intorno a un tavolo facendo leva sulla nobile arte diplomatica risiedono non nella guerra guerreggiata innescata dallo zar per rispondere all’espansione a est della Nato, ma nelle sue velleità imperiali; senza di esse, senza cioè lo spauracchio di ciò che Putin potrà invadere dopo l’Ucraina, l’accanimento belligerante dell’Occidente non avrebbe il carburante necessario per autoalimentare la propria propaganda e con essa la propria macchina da guerra.

Con la conquista della Casa Bianca da parte di Trump e di Musk, con l’avvento del capitale che non vuole limiti alla propria azione e che identifica la libertà – e con essa la democrazia – con la possibilità di fare ciò che desidera considerando i contrappesi istituzionali inutili lacciuoli illiberali e l’egoismo discriminatorio unica legge imperante, la musica è cambiata. O meglio, è cambiato il gioco: si è passati dalla roulette russa alla roulette americana che non contempla lo sparo a salve. Nella roulette americana, al servizio di una nazione che pretende il primato assoluto non sul sistema mondo ma sull’intero universo, il problema è il proiettile e non il grilletto. Se gli Usa hanno infatti una possibilità di poter continuare a fare la voce del padrone, essa si basa per intero sulla propria potenza militare. Per paradosso ,quello che oggi si spaccia come unico portatore di pace, come solo in grado di porre fine al conflitto nelle terre ucraine che ha finito per coinvolgere il mondo, è il soggetto che ben sa come per dar seguito alla sua idea di grandezza (pan)americana i dazi tanto agitati siano semplicemente fumo negli occhi, e che l’unica via maestra sia quella della strapotenza militare finalizzata a una geopolitica in grado di contenere la Cina facendo al contempo macerie delle istituzioni sovranazionali (civili) e delle democrazie (Europa su tutte) attraverso la retorica del sovranismo, che non unisce ma divide, e che non riduce le diseguaglianze ma le moltiplica.

Se la roulette russa trova via di fuga e al contempo sentiero di morte nel calcolo delle probabilità, la roulette americana prevede solo il sentiero di morte, visto che la via di fuga coincide con la sottomissione. Mentre continuiamo a preoccuparci delle intenzioni di Putin, sottovalutiamo i fatti di Trump; mentre ci affanniamo a demonizzare le democrature se non le vere e proprie autocrazie, ci ostiniamo a non voler vedere come la democrazia si stia facendo sempre più autoritaria; mentre condanniamo oggi Putin e domani Xi Jinping ci dimentichiamo di considerare che il problema reale per il nostro presente sia il loro futuro, intendendo per nostro presente l’internazionale umana e per loro futuro l’idea di mondo di Musk e Trump.

Da che mondo è mondo la tattica di affrontare i problemi interni (alla nazione) creando spauracchi esterni (i nemici della nazione) da risolvere attraverso l’esercizio della guerra è sistema collaudato che ha finito con il generare tragedie senza ovviamente risolvere alcunché. La bolla illusoria in cui viviamo oggi rappresenta una regressione esponenziale che investe l’intera architettura delle nostre democrazie ridotte a sistemi performanti che sostituiscono il diritto con la produttività e la Costituzione di tutti con la libertà assoluta di pochi, e che fanno del discrimine verso il più debole tratto distintivo di forza. Una regressione così avvolgente che ha la capacità di spacciarsi per progresso funzionale.

Continuare a immaginarci come costretti a certe scelte obbligate e non desiderate dalla brutalità altrui, senza comprendere che queste scelte sono in realtà l’unico obiettivo a cui i nostri governanti in salsa sovranista tendono; continuare a vedere la Russia e la Cina come problemi e il delirio di grandezza americana come alleato privilegiato significa partecipare attivamente all’erosione dell’essenza umana, non semplicemente alla distruzione sistematica della democrazia.

Le macerie di Gaza sono sotto gli occhi di tutti prodotte dal sovranismo democratico che tende a unire le destre con il grande capitale (materiale, immateriale, industriale, tecnologico…), non sono intenzioni in divenire, ma pretese di dominio conclamato, oggi più che mai visto che Zelensky da avanguardia democratica è tornato a essere comico mediocre senza legittimazione elettorale e Putin un fedele alleato nel contenimento della Cina, nello sgretolamento dell’Europa e nella teocrazia dell’industria militare. La roulette americana d’altronde non prevede spari a salve.

Foto da pexels.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *